La Storia

La denominazione ”Vittoria Colonna” risale al 1883, nove anni dopo l’istituzione della scuola, primo Istituto Magistrale Statale dopo l’Unità d’Italia per ricordare la prestigiosa figura di una delle donne più rappresentative e colte del nostro Rinascimento.

La sede dell’Istituto “Vittoria Colonna” nei secoli XVI-XVIII fu la prima abitazione romana della famiglia Barberini. La “Casa grande” lungo via dei Giubbonari fu acquistata nel 1581 da monsignor Francesco Barberini, protonotario apostolico, che si era trasferito a Roma dalla Toscana, terra d’origine della famiglia. L’ingresso era allora dal cortile retrostante cui si accedeva da un vicolo oggi scomparso, perché poi inglobato nel palazzo. Nel 1586 Francesco Barberini acquistò la proprietà adiacente alla sua, dalla parte opposta a Campo de’ Fiori, potendo così ampliare notevolmente la sua “Casa grande” che, alla fine dei lavori, comprendeva due appartamenti costituiti da numerose stanze. Dal 1584, infatti, aveva fatto venire a Roma il nipote Maffeo, orfano di suo fratello Antonio, al fine di fargli completare gli studi e intraprendere la carriera ecclesiastica. Nel 1600, quando morì monsignor Francesco, Maffeo, che era già prelato domestico di Sua Santità, ereditò la “Casa grande” e provvide ben presto ad affidare all’architetto Flaminio Ponzio nuovi lavori di ampliamento per ospitare degnamente suo fratello Carlo con la famiglia. Nel 1606 Maffeo Barberini fu nominato cardinale e volle adeguare la residenza al suo rinnovato prestigio. Acquistò un’altra casa adiacente potendo così ampliare l’edificio lungo via dei Giubbonari. Possiamo ancor oggi vedere, al piano nobile del palazzo, la sua Cappella ornata da stucchi recanti le api, insegna araldica della famiglia Barberini. Nel suo palazzo il cardinale Maffeo riuniva letterati, artisti e scienziati, fra i quali Galileo, e raccoglieva opere d’arte, fra cui alcuni dipinti di Caravaggio.

IMG_0347(virata)Nel 1623 Maffeo divenne papa con il nome di Urbano VIII e si trasferì in Vaticano; la “Casa grande” continuò ad essere abitata da suo fratello Carlo e dal figlio di lui, Taddeo, marito di Anna Colonna, che ne proseguirono l’ampliamento, dapprima lungo via dei Giubbonari (1623-1624) e poi sulla Piazza del Monte di Pietà (1638-1644). Qui venne realizzato il nuovo accesso alla “Casa grande” e fu costruito dall’architetto Francesco Contini un elegante atrio, in origine ornato da colonne binate di granito nero asportate all’inizio dell’Ottocento per essere collocate nei Musei Vaticani e sostituite da colonne di travertino. (L’ambiente attualmente ospita una stamperia d’arte). Le api dei Barberini sono tutt’ora visibili in un soffitto ligneo di una sala del piano nobile e sul pilastro angolare verso via dei Giubbonari. In quegli anni fu costruita anche l’altana, che caratterizza la facciata del palazzo sulla piazza del Monte. I lavori furono sospesi nel 1644 alla morte di Urbano VIII, ma ripresero fra il 1653 e il 1658, sempre sotto la supervisione di Francesco Contini, a cura del cardinale Francesco e di suo nipote Maffeo, che però poi vendette la “Casa grande” allo zio cardinale Antonio Barberini. Il nuovo proprietario si dedicò soprattutto alla sistemazione dell’appartamento al piano terreno, dove raccolse una splendida collezione costituita da più di trecento dipinti, fra i quali la celebre “Fornarina” di Raffaello, e da sculture antiche. L’appartamento si affacciava sul cortile abbellito da una loggia e da un giardino pensile.
Nel 1734 la “Casa grande” fu venduta dall’ultimo erede di questo ramo della famiglia Barberini, il cardinale Francesco, pronipote di Urbano VIII, ai Carmelitani Scalzi, che apportarono una sostanziale modifica all’edificio, chiudendo il portale sulla piazza del Monte di Pietà e trasformando il monumentale atrio del Contini in una chiesa.

Nel 1759 la “Casa grande” fu venduta dai Carmelitani al Monte di Pietà, che già aveva la sua sede nel grande palazzo sulla piazza omonima. L’edificio venne ampliato, verso via dei Pettinari, per ospitare gli uffici del Monte e fu allora costruito l’arco aereo per collegare i due edifici. Il pilastro angolare verso via dei Pettinari reca infatti alla sommità lo stemma del Monte di Pietà. L’architetto Nicola Giansimoni, formatosi nella tradizione del Bernini e del Borromini, ma aperto alle novità del Vanvitelli, progettò e realizzò il nuovo atrio e la scala monumentale. L’atrio ha una pianta ovale ed è coperto da una volta a crociera affiancata da due semicalotte; le aperture sono costituite da camere di luce traenti origine da una grande valva di ascendenza classica; due colonne architravate movimentano la parte inferiore, come i quattro passaggi diagonali strombati. Sulle due arcate principali si legge: “Qui si piglia oro e argento” e “Banco dei depositi”. Lo scalone presenta un impianto complesso: dopo una prima rampa semicircolare seguita rettilineo e svolta ad angolo retto, riprendendo al secondo piano una pianta mistilinea.
Dopo l’Unità d’Italia, venne ridimensionata la sede del Monte di Pietà, passato alla Cassa di Risparmio di Roma, e la “Casa grande” ospitò la prima Scuola Normale femminile di Roma, istituita nel 1872; nel 1883 la scuola ricevette il nome di “Vittoria Colonna”, la poetessa del Cinquecento musa ispiratrice di Michelangelo.
La prima preside dell’Istituto, nel 1872, è stata Giannina Milli, poetessa del Risorgimento, che insegnò anche storia e morale.